Intervista ad Antonella Divittorio, autrice dell’opera “Ice e la Corona del Virus”.
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16/03/2026 | Bookpress
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Antonella Divittorio nasce a Bari, dove completa gli studi umanistici; dal 2014 vive a Bergamo. Da sempre ama leggere, inventare e scrivere storie fantastiche: nel suo esordio letterario “Ice e la corona del virus” (bookabook, 2025), declina il tema universale dell'amicizia in un'avventura emozionante in bilico tra il mondo reale e lo straordinario universo dell'immaginazione.
«Di cosa parla la tua opera d'esordio “Ice e la Corona del Virus”? A che genere letterario appartiene?»
Ice e la Corona del Virus è un romanzo urban fantasy per ragazzi dove il legame tra uomo e animale diventa la bussola per sconfiggere la paura. È una storia di resilienza e magia, che nasce in un luogo e in un tempo reali per evolvere come epica avventura fantastica.
La protagonista è Alenysja, una ragazzina di 11 anni che vede il suo mondo frantumarsi quando la madre viene portata via da casa, vittima inconsapevole di un misterioso virus letale. Nel momento di massima solitudine, l'incontro con Ice, un maestoso pastore maremmano dotato di poteri straordinari, segna l'inizio di un viaggio incredibile e pieno di imprevisti, incontri inattesi e peripezie rocambolesche.
Insieme, e grazie alla guida “da remoto” di un caro amico ipertecnologico, i due compagni d'avventura varcheranno le soglie di un universo parallelo per recuperare la Corona del Virus, l'unica speranza per guarire la madre di Alenysja e salvare il mondo intero.
«La storia da te narrata si contestualizza in un periodo storico molto particolare. In che modo l'esperienza della pandemia ha influenzato la genesi della vicenda, e il desiderio di raccontarla attraverso una prospettiva inedita e ricca di immaginazione?»
Ho vissuto la pandemia come un'onda emotiva fortissima che ha travolto ogni mia sicurezza, trasformando la quotidianità in un'apprensione costante. Ma, proprio nel buio di quei giorni il mio libro ha visto la luce. La sua genesi ha, infatti, del miracoloso: lavoravo alla storia già da tempo, ma il manoscritto originale era andato perduto. Ero convinta che quella storia fosse svanita per sempre, proprio mentre il mondo sembrava fare la stessa fine.
La svolta è avvenuta durante il lockdown, quando mio marito ha ritrovato, un giorno, per caso, proprio quelle pagine. In quel momento ho capito che nulla accade per caso. Vivendo peraltro a Bergamo, città che è diventata il simbolo globale di questa pandemia, nonché della resilienza, non potevo non onorare queste due singolari circostanze.
Ho rimodellato completamente la trama originaria, adattandola alla trasformazione che stavo intimamente vivendo: il virus, da evento catastrofico, è diventato il motore di una fantastica ricerca interiore. Scrivere è stato, alla mia maniera, la soluzione per non perdere l'identità nel buio e per dimostrare che, anche nelle prove più dure, esiste sempre una luce — un 'positivo' — che aspetta solo di essere portato alla superficie attraverso il coraggio dell'immaginazione.
«La giovane protagonista dell'opera affronta una separazione dolorosa e una situazione di forte incertezza. Come hai lavorato sulla costruzione emotiva di Alenysja, per renderla credibile e soprattutto vicina ai lettori più giovani?»
È straordinario osservare come, proprio dai giovanissimi, arrivino molto spesso lezioni inaspettate di tenacia e determinazione per gli adulti e i loro coetanei. Per costruire l'emotività “bulletproof” di Alenysja, ho sondato a lungo nelle profondità di quel coraggio atavico che i ragazzi tirano fuori nei momenti di crisi.
Alenysja è una ragazzina che ha dovuto "diventare grande" troppo in fretta, attraversando prove che metterebbero in ginocchio anche un adulto: la perdita prematura del padre, la scomparsa di Fire — il cane che riempiva le sue giornate — e, infine, il distacco traumatico dalla madre Giuditta. Quando la sua vita viene stravolta per l'ennesima volta nel giro di poche ore, Alenysja non resta vittima degli eventi, ma sceglie di diventarne la protagonista.
Ho voluto rappresentare una giovane eroina “della porta accanto”: Alenysja non è invulnerabile, prova paura e smarrimento, ma possiede in sé i semi del coraggio che germogliano anche con l'aiuto di chi sceglie di starle accanto. Le peripezie che affronta si sublimano nel suo parallelo viaggio interiore di crescita, la prova definitiva che i sentimenti puri possono trasformare l'incertezza dell'ignoto in una missione di salvezza.
«Il pastore maremmano Ice è molto più di un semplice animale domestico: diventa una saggia guida e un prezioso alleato per la protagonista. Che importanza ha per te il rapporto tra gli esseri umani e gli animali, e perché hai scelto proprio un cane come figura centrale della vicenda?»
La scelta di rendere un cane la figura centrale del mio romanzo non è stata dettata solo da esigenze puramente narrative, ma da un debito di gratitudine e da un'esperienza personale che ha cambiato radicalmente la mia vita.
Per gran parte della mia giovinezza, ho vissuto un assurdo paradosso: provavo un amore e un rispetto immensi per i cani, eppure ero frenata da un'atavica paura che mi impediva di avvicinarmi a loro o di accarezzarli. Li ammiravo da lontano, come creature nobili ma, purtroppo per me, inaccessibili. Quando ho conosciuto mio marito ho conosciuto anche Ice, il suo cane. L'incontro con quell'imponente pastore maremmano ha scardinato ogni mia difesa. Conoscere quel cane è stata l'esperienza più totalizzante che io abbia mai vissuto; il suo sguardo angelico, privo di artificio e senza ombra di menzogna ha sbriciolato i muri delle mie paure sublimandole in una perfetta simbiosi di amore, rispetto e fiducia durati otto meravigliosi anni.
Quando l'ho perduto, il dolore è stato devastante, ma la consapevolezza di ciò che mi aveva lasciato era ancora più forte. A lui devo la persona che sono oggi: Ice non è stato solo un compagno, ma un vero maestro di vita.
Ho promesso, il giorno della sua scomparsa, che sarebbe stato il protagonista del mio primo libro, con la precisa volontà che la sua luce non si spegnesse mai. Attraverso le pagine di Ice e la Corona del Virus, ho voluto che chiunque potesse incontrare questo "angelo bianco a quattro zampe". Nel romanzo, Ice non è un semplice animale domestico proprio perché, nella realtà, è stato la mia guida e il mio custode. Trasfigurarlo in un contesto fantasy mi ha permesso di onorare la sua memoria, offrendo ai lettori una figura insostituibile che, non solo protegge Alenysja dai pericoli esterni, ma le fa da guida verso la scoperta del proprio coraggio interiore.
«La tua opera analizza con sensibilità il tema della paura, e della sua trasformazione in coraggio. Quali sono i messaggi che hai voluto veicolare attraverso l'avventura di Alenysja?»
La paura è un sentimento totalizzante: se non compreso e gestito correttamente, può paralizzare l'anima e farci sentire smarriti. Tuttavia, questa è solo una prospettiva di lettura, peraltro molto limitante. Il messaggio centrale del libro si focalizza, per contro, sulla convinzione che ognuno di noi possiede la piena facoltà di non arrendersi all'abbandono, di scavare a fondo per trasformare quel vuoto in qualcosa di più forte. È esattamente in questo luogo dell'anima che si colloca il coraggio di Alenysja: l'atto consapevole di una ragazzina la quale rifiuta di subire passivamente gli eventi e, nonostante le prove durissime che è chiamata ad affrontare, sceglie di diventare ciò che desidera essere, non ciò che il dolore vorrebbe imporle.
Scrivere questo libro è stato come piantare un seme e offrirlo a chiunque decida di prendersene cura. Sebbene il seme sia lo stesso per tutti, ogni pianta crescerà in modo diverso, nutrendosi di ciò che ogni lettore sarà disposto a investire di sé stesso. Alcuni vedranno nascere una pianta alta e rigogliosa dalle radici profonde; altri faticheranno a nutrirla, per poi scoprire con stupore che la vita è sbocciata nonostante tutto e che vale la pena continuare a coltivarla.
Il mio augurio più sincero è che ogni persona, a sua volta, doni questo seme a qualcuno di speciale. Sarebbe meraviglioso vederlo crescere in terreni diversi e ritrovarsi, alla fine, ad ammirare insieme un immenso, meraviglioso giardino collettivo.
«Scrivere per un pubblico giovane richiede un equilibrio particolare tra semplicità e profondità. Quali sono state le principali sfide nel trovare il giusto approccio narrativo?»
Scrivere per un pubblico esigente e onesto come quello dei ragazzi è stato, al tempo stesso, un azzardo e una sfida appassionante. Il rischio maggiore era quello di scivolare nella mera cronaca, e far allontanare il lettore; la vera scommessa, allora, è stata provare a suscitare un coinvolgimento sensoriale, oltre che emotivo, facendo leva su sentimenti autentici e muscolose prove fisiche.
Per trovare il giusto equilibrio, l'unica scelta possibile era osservare con imparzialità i personaggi dall'alto per descriverne oggettivamente le azioni, pur immergendomi profondamente nei loro cuori. Questa "distanza partecipe" mi ha permesso di esplorare nuovi orizzonti narrativi, nati da un lungo lavoro di osservazione e ascolto. Ho esplorato con curiosità il peculiare linguaggio che i ragazzi usano oggi per comunicare: mi sono divertita a inserire nel testo espressioni gergali e sfumature tipiche della loro età, affinché il lettore che avevo in mente potesse sentire Alenysja e Lusav come suoi veri coetanei, amici reali con i quali condividere il cammino della lettura.
Ho cercato una prosa aerea, semplice e scorrevole — che riflettesse la spensieratezza della giovinezza — un viaggio tra parole e mondi sconosciuti, accessibili solo attraverso le "connessioni invisibili" della fantasia.
«“Ice e la Corona del Virus” è edito da bookabook: perché hai scelto proprio questa realtà editoriale per pubblicare il tuo libro?»
Prima di imbattermi, per caso, in Bookabook, non conoscevo affatto il mondo del crowdfunding. Come autrice esordiente, ero consapevole di avere pochissime chance di realizzare il sogno della pubblicazione. Pur cercando un editore serio che credesse realmente nel valore della mia storia, mi sono purtroppo imbattuta in tante realtà distopiche, vere e proprie trappole per nuovi autori ingenui e sprovveduti in cerca di gloria facile.
Poi, un giorno, Google mi propone una singolare sfida di condivisione pre-editoriale collettiva. Da allora, Bookabook è stata l'opportunità tanto attesa di mettermi in gioco. La campagna crowdfunding si è rivelata un vero successo, e ha permesso la creazione di una fitta rete di sostenitori ancor prima che il libro vedesse ufficialmente la luce.
Sapere che Ice e la Corona del Virus ha saputo creare un legame autentico con chi lo ha letto prima che il libro trovasse collocazione ufficiale tra gli scaffali delle librerie, mi ha regalato gioia immensa e commozione profonda.
Contatti
https://www.instagram.com/divi.77/
https://bookabook.it/libro/ice-e-la-corona-del-virus/
https://www.amazon.it/Ice-corona-virus-Antonella-Divittorio/dp/B0F46FKTSF
«Di cosa parla la tua opera d'esordio “Ice e la Corona del Virus”? A che genere letterario appartiene?»
Ice e la Corona del Virus è un romanzo urban fantasy per ragazzi dove il legame tra uomo e animale diventa la bussola per sconfiggere la paura. È una storia di resilienza e magia, che nasce in un luogo e in un tempo reali per evolvere come epica avventura fantastica.
La protagonista è Alenysja, una ragazzina di 11 anni che vede il suo mondo frantumarsi quando la madre viene portata via da casa, vittima inconsapevole di un misterioso virus letale. Nel momento di massima solitudine, l'incontro con Ice, un maestoso pastore maremmano dotato di poteri straordinari, segna l'inizio di un viaggio incredibile e pieno di imprevisti, incontri inattesi e peripezie rocambolesche.
Insieme, e grazie alla guida “da remoto” di un caro amico ipertecnologico, i due compagni d'avventura varcheranno le soglie di un universo parallelo per recuperare la Corona del Virus, l'unica speranza per guarire la madre di Alenysja e salvare il mondo intero.
«La storia da te narrata si contestualizza in un periodo storico molto particolare. In che modo l'esperienza della pandemia ha influenzato la genesi della vicenda, e il desiderio di raccontarla attraverso una prospettiva inedita e ricca di immaginazione?»
Ho vissuto la pandemia come un'onda emotiva fortissima che ha travolto ogni mia sicurezza, trasformando la quotidianità in un'apprensione costante. Ma, proprio nel buio di quei giorni il mio libro ha visto la luce. La sua genesi ha, infatti, del miracoloso: lavoravo alla storia già da tempo, ma il manoscritto originale era andato perduto. Ero convinta che quella storia fosse svanita per sempre, proprio mentre il mondo sembrava fare la stessa fine.
La svolta è avvenuta durante il lockdown, quando mio marito ha ritrovato, un giorno, per caso, proprio quelle pagine. In quel momento ho capito che nulla accade per caso. Vivendo peraltro a Bergamo, città che è diventata il simbolo globale di questa pandemia, nonché della resilienza, non potevo non onorare queste due singolari circostanze.
Ho rimodellato completamente la trama originaria, adattandola alla trasformazione che stavo intimamente vivendo: il virus, da evento catastrofico, è diventato il motore di una fantastica ricerca interiore. Scrivere è stato, alla mia maniera, la soluzione per non perdere l'identità nel buio e per dimostrare che, anche nelle prove più dure, esiste sempre una luce — un 'positivo' — che aspetta solo di essere portato alla superficie attraverso il coraggio dell'immaginazione.
«La giovane protagonista dell'opera affronta una separazione dolorosa e una situazione di forte incertezza. Come hai lavorato sulla costruzione emotiva di Alenysja, per renderla credibile e soprattutto vicina ai lettori più giovani?»
È straordinario osservare come, proprio dai giovanissimi, arrivino molto spesso lezioni inaspettate di tenacia e determinazione per gli adulti e i loro coetanei. Per costruire l'emotività “bulletproof” di Alenysja, ho sondato a lungo nelle profondità di quel coraggio atavico che i ragazzi tirano fuori nei momenti di crisi.
Alenysja è una ragazzina che ha dovuto "diventare grande" troppo in fretta, attraversando prove che metterebbero in ginocchio anche un adulto: la perdita prematura del padre, la scomparsa di Fire — il cane che riempiva le sue giornate — e, infine, il distacco traumatico dalla madre Giuditta. Quando la sua vita viene stravolta per l'ennesima volta nel giro di poche ore, Alenysja non resta vittima degli eventi, ma sceglie di diventarne la protagonista.
Ho voluto rappresentare una giovane eroina “della porta accanto”: Alenysja non è invulnerabile, prova paura e smarrimento, ma possiede in sé i semi del coraggio che germogliano anche con l'aiuto di chi sceglie di starle accanto. Le peripezie che affronta si sublimano nel suo parallelo viaggio interiore di crescita, la prova definitiva che i sentimenti puri possono trasformare l'incertezza dell'ignoto in una missione di salvezza.
«Il pastore maremmano Ice è molto più di un semplice animale domestico: diventa una saggia guida e un prezioso alleato per la protagonista. Che importanza ha per te il rapporto tra gli esseri umani e gli animali, e perché hai scelto proprio un cane come figura centrale della vicenda?»
La scelta di rendere un cane la figura centrale del mio romanzo non è stata dettata solo da esigenze puramente narrative, ma da un debito di gratitudine e da un'esperienza personale che ha cambiato radicalmente la mia vita.
Per gran parte della mia giovinezza, ho vissuto un assurdo paradosso: provavo un amore e un rispetto immensi per i cani, eppure ero frenata da un'atavica paura che mi impediva di avvicinarmi a loro o di accarezzarli. Li ammiravo da lontano, come creature nobili ma, purtroppo per me, inaccessibili. Quando ho conosciuto mio marito ho conosciuto anche Ice, il suo cane. L'incontro con quell'imponente pastore maremmano ha scardinato ogni mia difesa. Conoscere quel cane è stata l'esperienza più totalizzante che io abbia mai vissuto; il suo sguardo angelico, privo di artificio e senza ombra di menzogna ha sbriciolato i muri delle mie paure sublimandole in una perfetta simbiosi di amore, rispetto e fiducia durati otto meravigliosi anni.
Quando l'ho perduto, il dolore è stato devastante, ma la consapevolezza di ciò che mi aveva lasciato era ancora più forte. A lui devo la persona che sono oggi: Ice non è stato solo un compagno, ma un vero maestro di vita.
Ho promesso, il giorno della sua scomparsa, che sarebbe stato il protagonista del mio primo libro, con la precisa volontà che la sua luce non si spegnesse mai. Attraverso le pagine di Ice e la Corona del Virus, ho voluto che chiunque potesse incontrare questo "angelo bianco a quattro zampe". Nel romanzo, Ice non è un semplice animale domestico proprio perché, nella realtà, è stato la mia guida e il mio custode. Trasfigurarlo in un contesto fantasy mi ha permesso di onorare la sua memoria, offrendo ai lettori una figura insostituibile che, non solo protegge Alenysja dai pericoli esterni, ma le fa da guida verso la scoperta del proprio coraggio interiore.
«La tua opera analizza con sensibilità il tema della paura, e della sua trasformazione in coraggio. Quali sono i messaggi che hai voluto veicolare attraverso l'avventura di Alenysja?»
La paura è un sentimento totalizzante: se non compreso e gestito correttamente, può paralizzare l'anima e farci sentire smarriti. Tuttavia, questa è solo una prospettiva di lettura, peraltro molto limitante. Il messaggio centrale del libro si focalizza, per contro, sulla convinzione che ognuno di noi possiede la piena facoltà di non arrendersi all'abbandono, di scavare a fondo per trasformare quel vuoto in qualcosa di più forte. È esattamente in questo luogo dell'anima che si colloca il coraggio di Alenysja: l'atto consapevole di una ragazzina la quale rifiuta di subire passivamente gli eventi e, nonostante le prove durissime che è chiamata ad affrontare, sceglie di diventare ciò che desidera essere, non ciò che il dolore vorrebbe imporle.
Scrivere questo libro è stato come piantare un seme e offrirlo a chiunque decida di prendersene cura. Sebbene il seme sia lo stesso per tutti, ogni pianta crescerà in modo diverso, nutrendosi di ciò che ogni lettore sarà disposto a investire di sé stesso. Alcuni vedranno nascere una pianta alta e rigogliosa dalle radici profonde; altri faticheranno a nutrirla, per poi scoprire con stupore che la vita è sbocciata nonostante tutto e che vale la pena continuare a coltivarla.
Il mio augurio più sincero è che ogni persona, a sua volta, doni questo seme a qualcuno di speciale. Sarebbe meraviglioso vederlo crescere in terreni diversi e ritrovarsi, alla fine, ad ammirare insieme un immenso, meraviglioso giardino collettivo.
«Scrivere per un pubblico giovane richiede un equilibrio particolare tra semplicità e profondità. Quali sono state le principali sfide nel trovare il giusto approccio narrativo?»
Scrivere per un pubblico esigente e onesto come quello dei ragazzi è stato, al tempo stesso, un azzardo e una sfida appassionante. Il rischio maggiore era quello di scivolare nella mera cronaca, e far allontanare il lettore; la vera scommessa, allora, è stata provare a suscitare un coinvolgimento sensoriale, oltre che emotivo, facendo leva su sentimenti autentici e muscolose prove fisiche.
Per trovare il giusto equilibrio, l'unica scelta possibile era osservare con imparzialità i personaggi dall'alto per descriverne oggettivamente le azioni, pur immergendomi profondamente nei loro cuori. Questa "distanza partecipe" mi ha permesso di esplorare nuovi orizzonti narrativi, nati da un lungo lavoro di osservazione e ascolto. Ho esplorato con curiosità il peculiare linguaggio che i ragazzi usano oggi per comunicare: mi sono divertita a inserire nel testo espressioni gergali e sfumature tipiche della loro età, affinché il lettore che avevo in mente potesse sentire Alenysja e Lusav come suoi veri coetanei, amici reali con i quali condividere il cammino della lettura.
Ho cercato una prosa aerea, semplice e scorrevole — che riflettesse la spensieratezza della giovinezza — un viaggio tra parole e mondi sconosciuti, accessibili solo attraverso le "connessioni invisibili" della fantasia.
«“Ice e la Corona del Virus” è edito da bookabook: perché hai scelto proprio questa realtà editoriale per pubblicare il tuo libro?»
Prima di imbattermi, per caso, in Bookabook, non conoscevo affatto il mondo del crowdfunding. Come autrice esordiente, ero consapevole di avere pochissime chance di realizzare il sogno della pubblicazione. Pur cercando un editore serio che credesse realmente nel valore della mia storia, mi sono purtroppo imbattuta in tante realtà distopiche, vere e proprie trappole per nuovi autori ingenui e sprovveduti in cerca di gloria facile.
Poi, un giorno, Google mi propone una singolare sfida di condivisione pre-editoriale collettiva. Da allora, Bookabook è stata l'opportunità tanto attesa di mettermi in gioco. La campagna crowdfunding si è rivelata un vero successo, e ha permesso la creazione di una fitta rete di sostenitori ancor prima che il libro vedesse ufficialmente la luce.
Sapere che Ice e la Corona del Virus ha saputo creare un legame autentico con chi lo ha letto prima che il libro trovasse collocazione ufficiale tra gli scaffali delle librerie, mi ha regalato gioia immensa e commozione profonda.
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